Se una persona viaggia molto la domanda “Qual è il luogo che mi consiglieresti di visitare?” oppure “Qual è il
paese che ti è piaciuto di più?” durante una conversazione è spesso dietro l’angolo.
La mia risposta è: dipende.
A 20 anni morivo dalla voglia di salire sul Machu Pichu. Le culture andine, il mistero di un popolo praticamente scomparso nel nulla, il fascino inesauribile di massi perfettamente squadrati e levigati a comporre muri di cinta che ancora oggi sono muti testimoni di un passato glorioso. L’idea che ci fosse un tempio con un giardino decorato interamente con oggetti in oro (la Coricancha di Cuzco) mi mandava fuori di testa.
La prima volta che sono stata in Perù fu per un sopralluogo; dovevo rendermi conto del paese, delle distanze, delle varie tipologie di strutture alberghiere, ecc. ecc.. Ero curiosa di tutto, mi presentavo armata di pile di biglietti da visita cercando di darmi un tono. Ero lì per portare a casa contratti, ma faticavo a tenere a freno la mente: a me interessava andare in giro e vedere le donne vestite con i gonnelloni neri ed i corpetti colorati, riconoscere un lama da un guanaco o una vigogna, fotografare i condor, fare l’elenco dei miglior pisco sour.
A Lima rimasi abbagliata dal Museo Enrico Poli (oggi Enrico Poli Bianchi), direi annichilita, per la quantità di manufatti originali Inca, di epoca Pre-Colombiana e coloniale. Una casa-museo privata arredata con ottimo gusto e pezzi di una fattura incredibilmente raffinata. Non c’erano 20 centimetri di parete liberi: ritratti, oggetti di ogni tipo appesi alle pareti, tessuti, ecc. Cassettoni usati come scrigni, con cassetti alti soli 10 cm perfetti per riporre collezioni di speroni in ferro, in argento, lame di ogni genere, ecc. ecc. E ad ogni apertura rimanevo meravigliata di come il sig. Poli fosse riuscito a raccogliere tutto quel materiale. Se pensavo di aver visto tutto mi sbagliavo. A chiusura della visita volle mostrarmi una sorta di caveau dove aveva raccolto gli oggetti più preziosi: monili in oro, statuine cerimoniali in pietre dure, pietre preziose, pettorali in oro e turchesi. Materiale che poteva competere a buon titolo a quanto esposto nel Museo de Oro della capitale.

Lasciata Lima iniziai a salire verso Arequipa, dove i gamberetti d’acqua dolce erano il piatto forte dell’hotel.
Cuzco era un gioiellino dove tutto si concentrava attorno alla piazza principale. Il classico quadrilatero con al centro i giardinetti e le panchine in ferro battuto dove gli anziani stazionavano discutendo del tempo o raccontandosi le ultime novità. Al Lago Titicaca la luce è abbagliante, sarà per via dell’altitudine, ma il cielo è azzurrissimo e le nuvole vengono spazzate via in continuazione dalla brezza. Le genti che vivono sulle isole galleggianti sono state il mio primo impatto con un popolo che si adatta allo stile di vita e alle condizioni climatiche: bassi di statura e con toraci espansi i loro piedi era piatti, larghi e di dimensioni superiori al normale. Mi dissero che era il risultato del camminare molto spesso scalzi sulla totora, la pianta acquatica con la quale usano costruire le loro isole e case.
Per contrastare gli effetti che l’altitudine ha sul fisico, il Perù è forse l’unico paese dove ogni albergo dispone di bombole di ossigeno. Al check-in una “gasatina” era salutare per andare a dormire senza mal di testa.
Mentre a colazione non mancava mai una ciotolina di foglie di coca, considerato un buon energetico.
Il top dei regali a 20 anni? Portare a casa alcune confezioni di Mate de Coca. Anche i vostri amici hanno
provato a fumarla?!?!
Lasciato il Titicaca partii alla volta della Valle Sacra quindi raggiunsi finalmente Agua Calientes. Decisi di spendere qualche soldino in più acquistando un biglietto sul treno Vista Dome: le carrozze panoramiche con il tetto trasparente permettevano una vista sulle montagne circostanti, ma soprattutto avevi la sensazione di viaggiare quasi come fossi all’aperto. Mai speso meglio i miei soldi.
Arrivai ad Agua Calientes nel pomeriggio. Dalla stazione raggiunsi a piedi il mio eco-hotel. Davvero carino ed accogliente, con un giardino pieno di piante tropicali bellissime. L’indomani sarei salita finalmente al sito che era il vero obiettivo del mio viaggio.
Ma quello che accadde a Machu Picchu è un’altra storia.
Ho attraversato molte porte e le chiavi le ho tutte con me.
