Meriden Tours

Parti ora

Calendario
Tempo di lettura

5 minuti

Il viaggiare non è un’attività perfetta.

Storie di fotografie, incontri ed esplorazioni
di Paola Scarlatti

Il mio primo viaggio in Mongolia fu un vero battesimo del fuoco.

Il fulcro del viaggio era il famoso Festival del Nadaam. Un evento di portata nazionale, che interessa tutta la popolazione in quanto vi partecipano delegazioni dei diversi clan nomadi. Sono 3 giorni di festa, parate, incontri, ma soprattutto gare di abilità: con gli archi, dove sono ammesse anche le donne; di lotta libera; corsa con i cavalli, dove possono competere anche i bambini. Ogni villaggio, per quanto remoto, festeggia il suo Nadaam, ma quello che si tiene nella capitale è quello più ambito sia per la presenza dei clan più importanti (la parata con i costumi tradizionali è una meraviglia), ma anche perché gli atleti vogliono poter gareggiare con i migliori del loro campo.

Partimmo con svariate ore di ritardo da Francoforte per Pechino. Lì rimanemmo bloccati a causa di una tempesta di sabbia chiusi dentro un hangar, ma la ciliegina sulla torta fu scoprire al nostro arrivo ad Ulan Bator che le singole autorità locali avevano deciso di spostare le date delle loro manifestazioni per permettere ai concorrenti di andare a gareggiare ad Ulan Bator.

Peccato che noi avessimo scelto di assistere al Nadaam proprio in una località piccola per poterci immergere nel contesto dei festeggiamenti e delle gare più da vicino. Ricordo di essere rimasta sveglia sino alle 5 del mattino con le guide per rovesciare il viaggio in modo da assistere al festival nella capitale.

Furono ore di braccio di ferro: io non volevo assolutamente mollare il punto e la guida che cercava disperatamente di farmi cambiare idea perché non avevano un posto dove farci dormire.
La situazione si risolse ed assistemmo al Festival di Ulan Bator con enorme soddisfazione di tutti.
Ma era evidente che quello doveva essere il viaggio delle sorprese.

Lasciata la capitale iniziammo il nostro tour: i paesaggi erano magnifici e lasciati i centri abitati iniziammo a percorrere piste, a volte in terra battuta, a volte senza un vero e proprio tracciato. Era stranissimo poter andare in giro su prati che si srotolavano a perdita d’occhio semplicemente seguendo la bussola.
Praterie verdissime e steppa si alternavano lasciando improvvisamente posto a colline e rilievi montuosi.
Ogni tanto piccole mandrie di pelosi yak, canyon abitati da scoiattoli, marmotte, ghiottoni ed alci. Ruscelli e veri e propri fiumi dall’acqua purissima e fresca.

L’incontro con i nomadi fu davvero interessante. Come sempre in queste occasioni io mi sento molto in imbarazzo, e fatico a trovare un mio senso dell’essere lì. Eppure a sera, dopo essere entrati nella loro tenda ed aver accettato la loro ospitalità, con l’aiuto della nostra guida tentammo un approccio di conoscenza.

C’erano i nonni, il figlio maggiore con la moglie ed i nipotini. Ci raccontarono la loro vita, il duro lavoro di allevatori di dromedari che li obbliga a errare per tutta l’estate, le difficoltà di vivere le loro tradizioni in un mondo che sta va cambiando. Dopo tutte le nostre svariate domande, chiesi se loro avessero una curiosità nei nostri confronti. Ricordo che ad un certo punto, dopo un silenzio un po’ imbarazzato, la nonna alzò la mano e ci chiese: “Ma perché ci sono i vegetariani?”. Rimanemmo ammutoliti, non sapevamo cosa rispondere e piano piano iniziammo a discutere tra noi senza peraltro dare una risposta che avesse senso.

Eppure mi colpì questa curiosità e mi resi conto che chi gode di soli 3 mesi estivi per far crescere 2 carote e 3 patate, non può immaginare cosa significhi avere una terra ricca e soleggiata per gran parte dell’anno.

Cosa mi portai a casa quella sera? Le caramelle fatte con il latte rancido di cammella. Che gusto hanno? E chi lo sa. Io non mangio nessun tipo di formaggio, figuriamoci quelle caramelle. Ma le tenni con me e le diedi in regalo qualche giorno dopo ad uno degli autisti.

Il giorno seguente dovevamo partire ma avendo rovesciato il viaggio, avevamo stravolto tutte le prenotazioni e gli autisti non conoscevano il nuovo campo tendato. Dopo più di mezz’ora di discussioni, si fece avanti il nonno offrendosi di mostrarci una via. Il tempo di indossare il suo vestito delle grandi occasioni (un bellissimo cappotto in lana cotta azzurro polvere chiuso da una cintura rossa con un pugnale infilato di traverso) e salire sulla moto del nipote. Loro davanti e noi dietro a seguirli.

Ad un tratto, dopo esserci inerpicati su per una collina, di botto ci fermammo: il nonno scese dalla moto e ci mostrò la pianura difronte. Ecco, ci disse, se attraversate questa valle arriverete al vostro campo.

Noi rimanemmo ammutoliti ed increduli: davanti a noi una pianura fatta di spuntoni di roccia. Assolutamente impraticabile con le macchine.Non potevo credere ai miei occhi. Avevamo perso circa 3 ore e dovevamo ancora trovare il campo.

Prima di congedarci però, volli sapere il pensiero del nonno, perché ci aveva portato fino a lì nella convinzione di averci messo sulla strada giusta. La risposta fu illuminante: lui attraversava spesso quella pianura, ma a cavallo.

Non ci crederete, ma scoppiai a ridere. Trovavo tutto splendidamente assurdo, ma non potevo non ammirare questo popolo fatto di persone dalla mente aperta, flessibili ed argute.

Ho attraversato molte porte e le chiavi le ho tutte con me.

Options
Dimensione del testo:
a
a
Stile del testo:
Aa
Aa
Aa
Aa

Sappiamo che il digitale non sostituirà mai il fascino della carta, ma qui puoi personalizzare ogni dettaglio per massimizzare il tuo comfort visivo e goderti ogni pagina in totale relax.